Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

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Bartolo
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda Bartolo » 22/06/2015, 15:22

Salve a tutti. Mi sono preso la briga di studiarmi la documentazione. Successivamente ho chiesto ed ottenuto un colloquio con il direttore dell'Osservatorio Vesuviano Giuseppe De Natale nonchè con il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo. Inoltre una mia amica e collega geologa lavora per una società che si occupa di redigere tutta la documentazione necessaria per la richiesta di concessioni per lo sfruttamento della risorsa geotermica. A lei ho fatto una serie di domande strettamente tecniche che mi hanno aiutato ad avere un quadro completo della situazione. Allo stato attuale è palese l'enorme confusione che regna sovrana sia per quanto riguarda l'isola d'Ischia che per quanto riguarda i Campi Flegrei. Ci sono alcuni punti chiave su cui si basa l'intera discussione:
1) la società che si occuperà della realizzazione della centrale fa capo al Gruppo Gavio, la cui capacità tecnica ed economica è indiscutibile;
2) l'impianto di cui si parla produrrà 5 MW, sufficienti a rendere autonome, in teoria, circa 5mila famiglie (18-20mila persone); la superficie interessata dall'impianto sarà di circa 3650 mq (60 m x 60 m), mentre l'area occupata dai pozzi sarà di circa 4300 mq (65 m x 65 m);
3) la profondità alla quale dovrebbero arrivare i pozzi è di circa 1300 m, vale a dire 800 m sotto il livello del mare, quindi estremamente lontano dalla camera magmatica ed estremamente lontano dalla zona sismogenetica dell'isola che, vale la pena ricordare, sembra essere piuttosto localizzata al di sotto dell'abitato di Casamicciola e Lacco Ameno;
4) la perforazione non avverrà pedissequamente fino al raggiungimento delle profondità di esercizio: verranno fatte una serie di prove di abduzione e reiniezione prima di arrivare al termine delle perforazioni, questo per assicurarsi che l'impresa sia produttiva. Nell'eventualità in cui la società dovesse rendersi conto che le previsioni di produttività non vengono attese, i pozzi verranno sigillati. Tutta la fase di perforazione verrà comunque monitorata con una rete sismica ad alta definizione, allo stato attuale non è noto chi si occuperà del monitoraggio.

Mi aspetto che questo post dia l'avvio ad una discussione costruttiva.
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adambra
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda adambra » 23/06/2015, 11:44

grazie Bartolo. Visto come fanno solitamente le cose in Italia la precauzione è d'obbligo. Soprattutto leggendo che ci sarà un monitoraggio effettuato da non si ancora chi :-)
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Davide Iacono
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda Davide Iacono » 25/06/2015, 12:00

Geotermia a Ischia: i pro, i contro e l’assenza della politica locale

di Emanuele Verde. Qualche anno fa Andrea D’Ambra (esponente della prima ora del M5S e artefice della storica eliminazione dei costi di ricarica sui telefonini), scrisse “Su che isola stai“, un affresco potente dell’atavica passività dell’opinione pubblica dell’isola d’Ischia messa impietosamente a confronto con la capacità mobilitativa espressa, invece, dall’isola della Riunione, territorio francese tra il Madagascar e le Mauritius.
Ne consiglio vivamente la lettura, ma soprattutto ne prendo qui spunto per sottolineare come su un’altra isola, di fronte alla notizia della più o meno prossima apertura di un cantiere per la realizzazione di una centrale geotermica, sarebbero già sorti gruppi di studio, comitati di lotta e, perchè no, di appoggio all’opera.
Insomma, su un’altra isola, invece dei manifesti contro l’opposizione “bastasa” per dirla alla Cetto La Qualunque (ogni riferimento a Forio è assolutamente voluto), ci sarebbero tazebao a ogni angolo di strada con inviti ad assemblee, incontri con esperti ecc.
Eppure, per quel che ne so, da parte dei media locali non c’è stata alcuna reticenza sulla notizia e anche IschiaBlog, oltre a essersi occupata dell’argomento in tempi non sospetti, non più tardi di qualche giorno fa ha pubblicato la preziosa scheda illustrativa del progetto redatta da Bartolomeo Garofalo.
Evidentemente, per scuotere dal torpore gli ischitani occorre ben altro. Occorrerebbe, innanzitutto, che la classe politica si facesse carico di fornire alla popolazione tutte le informazioni del caso. Invece, non solo molti tra consiglieri e assessori in giro per l’isola ne sa poco o nulla ma, cosa dal mio punto di vista, ancor più stupefacente (spero di sbagliarmi ed essere smentito), la stessa amministrazione di Serrara Fontana, dove l’impianto pilota geotermico verrà (?) realizzato, si è guardata bene, almeno finora, di illustrare il progetto nei minimi dettagli.
Dinanzi a un’opera di così grande impatto ambientale, non ci si può trincerare dietro il fatto che tutta la documentazione del progetto è liberamente consultabile e scaricabile on line sul sito del Ministero dell’Ambiente. In primis, perchè non tutti hanno il tempo, la voglia e la capacità di farlo, e poi perchè capirci qualcosa non è impresa semplice, eccetto ovviamente che per gli addetti ai lavori. Soprattutto, però, perchè ciò di cui si sta parlando è – a mio parere – un classico argomento da tradurre in quesito referendario. Della serie: “Cari cittadini dell’isola d’Ischia volete, o no, un impianto geotermico sul territorio?”
I Pro
Come c’è scritto nell’Avviso al Pubblico apparso sul “Corriere della Sera” (e su “Il Mattino”), il vantaggio è uno solo, per quanto macroscopico: la produzione di energia elettrica senza emissione nell’ambiente. Inoltre, gli addetti ai lavori stimano che la potenza elettrica lorda di 5 MW dell’impianto sia sufficiente a coprire il fabbisogno energetico di circa un terzo della popolazione residente sull’isola. Non a caso si parla di impianto pilota, lasciando chiaramente intendere la successiva realizzazione di una seconda centrale, magari sul versante orientale dell’isola.
A ciò bisogna aggiungere il ristoro previsto di € 2.000.000,00 per 30 anni al comune di Serrara Fontana (circa € 70.000,00 l’anno) di cui abbiamo appreso notizia dalla stampa locale; mentre non c’è certezza sul risparmio in bolletta che ne verrebbe ai cittadini dell’isola d’Ischia poichè siamo al cospetto di qualcosa che non era mai stato fatto in Italia, vale a dire un programma organico per la costruzione di almeno 10 centrali di piccola-media potenza distribuite su tutto il territorio nazionale. L’unico precedente riguarda le vecchie centrali nell’area di Larderello, dove tutti i comuni allacciati godono di un notevole sconto sull’energia elettrica.
I contro
Al primo posto c’è il rischio frana. È questa l’opinione del Dott. Giuseppe Mastrolorenzo, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano. Secondo il vulcanologo, a dispetto della cartografia ufficiale sulle aree soggette a pericolo frana (peraltro allegata alla documentazione girata al Ministero e ai sei comuni dell’isola) tutta l’isola d’Ischia sarebbe, indistintamente, a rischio frana.
È interessante notare come questa posizione evidenzi una profonda diversità di vedute all’interno dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (di cui l’Osservatorio Vesuviano fa parte). Di parere diametralmente opposto è, per esempio, il Dott. Giuseppe De Natale che dell’Osservatorio è il direttore e che, perciò, in ragione della funzione svolta, ha avuto un ruolo chiave nella consulenza fatta dall’INGV alla Taddei Green Power (che poi ha ceduto, come sappiamo, la concessione al Gruppo Gavio).
Ancora, c’è anche chi, come il Dott. Benedetto De Vivo, Professore Ordinario in Geochimica Ambientale presso l’Università di Napoli Federico II contesta il ruolo svolto dall’INGV in questa come in altre attività di consulenza poichè – a detta dello studioso – “un ente di ricerca non dovrebbe assolutamente potere svolgere attività di consulenza finalizzate ad attività industriali che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini“.
Al netto di questa obiezione, però, il professor De Vivo si dice favorevole a pozzi che arrivano fino a 1000-1200 metri (come quelli che verrebbero realizzati a Ischia) perchè il know how tecnologico raggiunto per queste profondità è tale da ridurre al minimo i rischi e perchè sia la zona sismogenetica, da dove cioè hanno origine i terremoti, che quella magmatica, sono a profondità notevolmente superiori. Non solo, è a queste profondità, secondo lo studioso, che i fluidi raggiungono temperatura (200°C) e salinità ottimali ai fini geotermici.
Poi, c’è la posizione, nota, del prof. Franco Ortolani che mette al primo posto i rischi di sismicità indotta legata alla reinezione dei fluidi.
Insomma, la comunità scientifica è quantomai divisa e questo, se da un lato è molto frequente in ambito accademico, dall’altro, però, dovrebbe mettere sul chi vive chi ha responsabilità politiche a livello locale. O no?
Tralascio, in questa sede, le domande relative alle emissioni sonore durante le perforazioni e alle polveri che si disperderebbero nell’ambiente per tutta la durata dei lavori, stimata in 29 mesi (le perforazioni vere e proprie dovrebbero durare meno di 4 mesi). Tuttavia, sono questioni che pure meritano un approfondimento e, torno a dire, il coinvolgimento dell’intera comunità dell’isola d’Ischia.
Progetto URGE
Pochi giorni prima che venisse consegnata al Ministero dell’Ambiente la documentazione relativa all’espletamento della valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per la centrale geotermica di Serrara Fontana, il sindaco di Forio, Francesco Del Deo, e quello di Barano, Paolino Buono, hanno firmato una lettera di endorsement per un progetto di ricerca che il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) sta portando avanti assieme ad alcune università e istituti di ricerca tedeschi e norvegesi.
Il progetto si chiama “Urban heating and cooling supply by Geothermal Energy” (UR.G.E.) e ha come fine di ricerca la valutazione del potenziale geotermico delle isole Svalbard in Norvegia, della Valle del Reno in Germania e, appunto, dell’isola d’Ischia nell’area mediterranea.
Il progetto, oggetto di una richiesta di finanziamento alla Comunità Europea (Horizon 2020), prevede nero su bianco il coinvolgimento attivo della popolazione locale per il tramite dei cosiddetti “stakeholder”. Io stesso sono stato contattato dal CNR insieme a Bartolomeo Garofalo, con lo scopo precipuo, in questa prima fase, di avvicinare e sensibilizzare la politica locale sul tema della geotermia.
Al di là di tutte le valutazioni a riguardo – la più evidente è la non comparabilità tra un’attività industriale e un progetto di ricerca – resta il diverso approccio sul coinvolgimento della popolazione locale: scarso o nullo, nel caso della centrale geotermica di Serrara Fontana; attivo e impegnato nel progetto di ricerca denominato UR.G.E.
Per me la questione è tutta qua, dal momento che al termine di un percorso di formazione e informazione, i cittadini dell’isola d’Ischia potrebbero benissimo decidere che la centrale geotermica è cosa buona e giusta, e che vale la pena dare il via all’opera.
P.S.: Desidero pubblicamente ringraziare Bartolomeo Garofalo per l’aiuto fornito nella realizzazione del presente articolo (sua, tra l’altro, la traduzione dall’inglese del progetto UR.G.E., mentre le “paturnie” politiche sono tutta farina del mio sacco) e per la puntuale opera di divulgazione a favore della comunità di temi così complessi.
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda adambra » 25/06/2015, 15:29

grazie per la segnalazione Davide. Più informazione si fa meglio è.
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Davide Iacono
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda Davide Iacono » 11/07/2015, 12:56

Immagine
La ProLoco Panza, giorno 9 luglio ( molto in silenzio) ha organizzato un evento sulla geotermia , evento presieduto da Ortolani e Mastrolorenzo( portatori del NOTRIV)
Qui una personale opinione dell evento,( eravamo io e Bartolomeo Garofalo)Bartolomeo ha preso appunti e a breve farà una sua personale analisi del tutto..........:
"Come deterrente a creare "panico", esempi di centrali geotermiche degli anni 20, ed esempi catastrofici del sud est asiatico e giappone( dove li i terremoti sono tt altra storia ed hanno vulcani attivi che noi europei ci "divertiamo a guardarli inj foto), addirittura il vajont, e iniezioni di metano fatte in olanda( noi non iniettiamo metano!!!!)..........un polverone che viene alimentato per le fonti rinnovabili!!!!, mentre invece per il circuito elettrico ad anello di TERNA nel golfo di napoli, e la metanizzazione, nessuno ha fiatato , ed abbiamo avuto enormi danni ambientali e aumentato di tanto la "non sicurezza".............Personalmente ero gia pro, piccole riserve sciolte mesi fa, oggi sono ancora piu PRO, all evento c era anche Bartolomeo, che non è intervenuto, ma ha preso appunti su alcuni aspetti che con calma e tempo studierà e scioglierà in modo semplice a tutti noi. Ischia Forum ce, vi erano circa 35 persone( associazioni varie), poi piu nessuno, un evento calato un po "ombroso"( nessuna fazione politica presente, nessuna!!!!!!
Ps: naturalmente qst solo per quanto riguarda il progetto ischia e non aggiungo commenti su ql dello scarfoglio, che veniva usato sempre come deterrente, ma che personalmente e da esperti è tt altra storia."
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda Davide Iacono » 12/07/2015, 11:59

Immagine
da Bartolomeo Garofalo
Su questa figura, o meglio, sulla parte a sinistra di questa figura, sono state fatte alcune delle considerazioni sulla presunta estrema pericolosità dell'impianto geotermico a Serrara Fontana. Ebbene, questa figura è stata artatamente modificata. Si legge, infatti, che quello rappresentato sarebbe contemporaneamente pozzo di produzione e di reiniezione. La scritta "Pozzo di reiniezione" è stata aggiunta a quella originale. Nella figura a destra, anch'essa tratta dalla documentazione disponibile sul sito del Ministero dell'Ambiente, si vede molto chiaramente la proiezione orizzontale dei pozzi di produzione e di quello di reiniezione (in azzurro). Il pozzo di reiniezione è deviato verso Est, quindi non corrisponde a quello indicato. Soltanto chi ha voglia di documentarsi e di studiare riconosce facilmente queste "anomalie". Ho scritto ad alcuni operatori dell'impianto The Geysers, il più grande impianto geotermico del mondo, con 350 pozzi, 14 centrali, una produzione di 950 MW (!), di quello che sta succedendo qui. Mi hanno invitato a bere un bourbon con loro per raccontargli qualche altra barzelletta a proposito del "baby plant". A proposito: stanno a un centinaio di Km da San Francisco, in California. Mi pare di ricordare che qualche problemuccio con i terremoti loro ce l'hanno eccome.

Segnalo anche questa risposta di di Natale ad ortolani e co, merita il risalto.............
Geotermia ai campi flegrei, De Natale (Osservatorio): «Nessun conflitto di interesse, non siamo noi a dover rassicurare i cittadini»
Il direttore dell’Osservatorio vesuviano interviene sul commento del geologo Ortolani ai progetti di sfruttamento di energia geotermica in corso ai campi flegrei
di Giuseppe De Natale*


Egregio Direttore, la invito a pubblicare questa mia risposta alle affermazioni del Prof. Ortolani nel suo scritto dal titolo «Supervulcano e impianti geotermici» pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno on-line. In generale, non è mia abitudine alimentare, rispondendo, discussioni che non hanno senso logico né scientifico. Nel caso specifico, però, l’articolo è andato molto oltre. Per questo devo ora intervenire fornendo una breve risposta ad insinuazioni che vanno chiarite.

Riassumo brevemente il punto: l’Amra Scarl, consorzio di tutti gli Enti di Ricerca e delle Università che operano in Campania su tematiche ambientali (compreso l’Osservatorio Vesuviano-Ingv nel quale lavoro come direttore), ha effettuato un servizio di consulenza per la società Geoelectric srl per lo studio e la caratterizzazione dei fluidi geotermici dei Campi Flegrei allegati ad una richiesta di concessione per la produzione di energia elettrica con impianto pilota a basso impatto ambientale (reiniezione totale dei fluidi nel serbatoio di provenienza), formulata come da norma al Ministero dello Sviluppo Economico. Il Prof. Ortolani sostiene in breve la seguente tesi (che sintetizza il suo intervento): da INGV-Osservatorio Vesuviano che collabora al progetto commerciale i cittadini dovrebbero ricevere le necessarie garanzie istituzionali circa gli eventuali pericoli. Dovrebbero? Certo, perché sono credibili per i cittadini, le rassicurazioni dal momento che INGV-Osservatorio Vesuviano si trova in palese conflitto d’interessi?
Il Prof. Ortolani adombra poi anche un possibile mio interesse economico personale nella questione. Chiarisco subito che non c’è e non può esistere alcun conflitto d’interesse, perché l’INGV non ha alcun compito di «rassicurare i cittadini», né di allertarli. Noi svolgiamo ricerca e sorveglianza sulle nostre aree vulcaniche, e valutiamo la pericolosità dei fenomeni naturali, informandone la Protezione Civile. E non è nostro compito prendere decisioni sulla sicurezza dei cittadini, né per fenomeni naturali né, tantomeno, per attività industriali.
Preciso poi che, nello Statuto dell’AMRA e del nostro Ente, come in quelli di tutti gli Enti di Ricerca, esiste per Legge la possibilità di svolgere consulenza per le società private. Detto questo, solo per sgombrare il campo da possibili «dietrologie», specifico anche che, pur avendone per Contratto la possibilità, come tutti i Ricercatori, non svolgo attività di consulenza privata, per mia libera scelta.
Infine, rilevo come con questi messaggi errati e fuorvianti si cerchi continuamente di associare impropriamente ‘l’impatto ambientale’ ed i ‘rischi industriali’ nelle nostre aree vulcaniche con il ‘rischio sismico e vulcanico’, di conseguenza facendo grande confusione tra gli Enti preposti, tra i ruoli e le responsabilità. Tanto per essere chiari, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per impianti industriali come questo, di produzione elettrica, viene effettuata da un tavolo tecnico appositamente costituito dal Ministero dell’Ambiente che contiene molteplici Enti e professionisti, ed in cui INGV non ha alcun ruolo specifico né tantomeno di controllo. In questa lettera ho volutamente tralasciato la questione di fondo, ossia quella della rilevanza scientifica di certe affermazioni. Tanto dovevo ai vostri lettori.
*Direttore Osservatorio vesuviano
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda Davide Iacono » 14/07/2015, 19:30

Ancora sulla centrale di Serrara Fontana
di Bartolomeo Garofalo
Gli italiani sono tutti CT quando gioca la nazionale. Si potrebbe estendere questa affermazione a tutti i livelli e per qualsivoglia qualifica.
Nel nostro piccolo la discussione verte su un tema complesso e delicato, quale è la costruzione di una piccola centrale geotermica sull’isola d’Ischia. Mentre scrivo, si sono diffuse a macchia di leopardo le ragioni del NO, dovute in gran parte alla pubblicazione e diffusione di una serie di ragioni, avvalorate da teorie ed esempi che qualche volta non hanno nulla a che fare con il progetto di per sé, per le quali l’installazione di una centrale geotermica a ciclo binario a Serrara Fontana è qualcosa da evitare a tutti i costi se non si vogliono provocare, in ordine sparso, terremoti, frane ed eventualmente eruzioni di magma o di fango.
E’ bene sottolineare, ancora una volta, che le perplessità sul progetto le ho avute anch’io e in parte ne ho ancora. Tre anni fa si era cominciato a parlare di queste cose in Italia, per una direttiva europea che impone ai Paesi dell’Unione di raggiungere, entro il 2020, il 20% di energia prodotta da risorse rinnovabili. Negli ultimi mesi la situazione si è evoluta velocemente ed è per questo che ho trascorso parte delle ultime settimane a documentarmi, a parlare con persone molto più esperte di me, a studiare e a produrre, infine, un articolo comparso su questo blog il 19 giugno scorso (si può leggerlo qui).
Come ampiamente spiegato, la centrale verterà essenzialmente su tre pozzi, di cui due serviranno ad emungere acqua e vapore a temperature intorno a 200° C e il terzo a reiniettare l’acqua nel sottosuolo. L’acqua calda vaporizzerà una sostanza allo stato liquido (cloruro di etile) il cui punto di ebollizione è più basso di quello dell’acqua. Il vapore di cloruro di etile metterà in moto le turbine che produrranno elettricità. Successivamente il vapore verrà raffreddato per riportare di nuovo il gas allo stato liquido mentre l’acqua emunta, la cui temperatura sarà intanto scesa fino a 90°C, verrà reiniettata nel sottosuolo e il ciclo ricomincerà daccapo. La reiniezione dell’acqua estratta dal sottosuolo deve essere fatta ad alta pressione, altrimenti non si riuscirebbe a far penetrare nel terreno la quantità emunta (qualcosa come 100 tonnellate ogni ora) e questa iniezione ad alta pressione potrebbe provocare sismicità avvertibile dalla popolazione. In sostanza questo processo rappresenta il rischio più alto per un sistema del genere. Che succede se un’operazione del genere viene fatta in un’isola così complessa come Ischia, di cui sono in molti a ritenere che la sua struttura sia fondamentalmente incognita? Sono questi gli interrogativi rimasti irrisolti che sono stati inculcati nelle persone che hanno avuto modo di leggere qualcosa sulla centrale.
Se ci si dovesse fermare ogni volta che ci si trova di fronte a una situazione del genere, nel mondo semplicemente non esisterebbero centrali geotermiche a ciclo binario. Eppure in California, per esempio, esiste l’impianto di The Geysers, che si estende su un’area di circa 70 Km quadrati e comprende 14 centrali che da sole producono quasi 1 GWe, pari a 200 centrali come quella che si vuole costruire a Serrara Fontana (il sito web dell’impianto si può visitare qui). E si tratta di centrali a ciclo binario in un contesto tutt’altro che asismico, trovandosi a un centinaio di km da San Francisco in California, non esattamente un’area disabitata. Ormat Technologies ha costruito nel solo Nevada 13 delle ben 27 centrali a ciclo binario o flash, in un’area densamente abitata. Curiosamente, anche l’italiana ENEL ne ha costruita una proprio lì, della potenza di ben 47.3 MW. Evidentemente il nostro know how va bene ovunque, tranne che in Italia.
D’altra parte il problema dell’impatto di un impianto del genere in area urbana era già noto da tempo. Nel 2012, per esempio, proprio a Napoli si riunirono i più grandi esperti al mondo della geotermia nel congresso “Sustainable geothermal exploitation in urbanised environments: the Southern and central Italy volcanic areas” per discutere di questo tema. Più recentemente, il 12 giugno scorso a Roma, si è tenuto un altro workshop, fondamentale perchè da esso sono scaturite le linee guida per il monitoraggio della sismicità indotta da reiniezione di fluidi (chi ha voglia, può guardare i video di tutti gli interventi qui). Il problema della sismicità indotta è quindi ben noto e altrettanto ben studiato. Le linee guida ministeriali hanno preso spunto da una casistica estremamente ampia: sappiamo come si fa un monitoraggio durante l’iniezione di acqua nel sottosuolo ad alta pressione, quali sono i parametri a cui bisogna stare attenti, quali sono le soglie di sicurezza. Ovviamente non è concepibile che un’attività del genere venga affidata a società il cui background tecnico e il know how non garantiscano tutti i margini di sicurezza. Nè è pensabile che un compito del genere venga affidato alla società stessa che vuole costruire l’impianto. Ma cosa succede se si creano danni? Chi paga? Ebbene, come ho già scritto, la società in questione deve accendere una polizza di assicurazione, operazione che in Italia non riuscirà a concludere visto che nessuna compagnia attiva polizze del genere. In Svizzera invece le grandi compagnie non vedono l’ora di gettarsi nel business.
Si è accusato più o meno velatamente l’Osservatorio Vesuviano di curare interessi economici invece degli aspetti di protezione civile, ipotizzando un compenso stratosferico per un’attività di ricerca che comunque rientra nelle normali attività. Si badi che in Italia qualsiasi ricercatore di un qualsiasi istituto di ricerca ha la possibilità di fornire consulenza retribuita al di fuori del contesto istituzionale. Aggiungerei anche che deve farla, visto che i fondi pubblici per la ricerca sono oramai a livelli infimi. Invece, il direttore Giuseppe De Natale ha scelto di operare nell’ambito dell’Istituto che dirige anzichè optare per una consulenza privata con la quale, assieme a pochi collaboratori, avrebbe potuto tranquillamente rispondere alle esigenze delle richieste di Taddei Green Power, che nel 2012 aveva acquisito la concessione. A un istituto di ricerca, viceversa, non competono compiti di protezione civile. L’Osservatorio Vesuviano ha il dovere di avvisare il Dipartimento della Protezione Civile quando ritiene che le soglie di attenzione per un particolare processo siano superate, poi la palla passa alla Protezione Civile. L’Osservatorio Vesuviano non ha il potere di avviare, per esempio, l’evacuazione di una città. Se un piano di evacuazione, poi, non esiste o è incompleto, non è certo responsabilità dei ricercatori che si limitano a fare il proprio mestiere.
Sul problema della sismicità indotta, reale o presunta, ho già scritto qualcosa in un post precedente. Devo necessariamente ribadire che ho trascorso molto tempo a leggere e studiare tutta (ripeto, TUTTA) la documentazione resa disponibile. Ad esempio ho scoperto che secondo lo studio pubblicato esiste un serbatoio geotermico superficiale tra 100 e 300 m sotto il livello del mare con temperature tra 150° e 200°C con pressioni fino a 40 bar, mentre un altro serbatoio più profondo (più di 800 m sotto il livello del mare) è caratterizzato da temperature tra 270°C e 300°C con pressioni fino a 80 bar. Chiaramente è il secondo serbatoio che interessa la costruzione della centrale. L’iniezione del fluido raffreddato è quella che preoccupa di più, secondo molti osservatori. Ma di che pressione parliamo all’atto della reiniezione? Nel report si legge “Al fine di valutare la pressione di reiniezione a testa pozzo si è assunto una iniettività di 50t/h·bar (sovrapressione di 6 bar per 300 t/h) e si è simulato il comportamento del flusso bifase verticale verso il basso utilizzando le correlazioni proposte da Swanand M. Bhagwat Afshin, J. Ghaiar 2012 per la determinazione delle densità della miscela bifase in pozzo”. In altre parole, se si assume di poter reiniettare 50 tonnellate di acqua ogni ora con una pressione pari a quella atmosferica, per reiniettarne 300, pari alla portata emunta, sarà necessario aumentare la pressione, in testa al pozzo, fino a 6 bar, circa 3 volte la pressione di gonfiaggio delle ruote dell’auto. Se la permeabilità dei terreni fosse maggiore di quella stimata, per esempio, il valore di pressione potrebbe calare ancora. Peraltro i calcoli dimostrano anche che il volume di roccia interessato da queste sovrapressioni è estremamente confinato e che le sovrapressioni che si propagano ad esso di riducono a 3 bar. A tutto ciò bisogna aggiungere che nel settore oggetto di studio, così come osservato dai dati storici e dalle registrazioni strumentali degli ultimi 16 anni, non ci sono strutture tettoniche sismogenetiche (capaci di generare terremoti) quasi certamente proprio a causa degli elevati gradienti geotermici, che riducono lo spessore fragile della crosta, rendendo di fatto i processi tettonici prevalentemente duttili e di conseguenza asismici.
E’ d’uopo ricordare che i fluidi estratti dal sottosuolo verranno di nuovo reiniettati e che non c’è alcuno scambio gassoso con l’aria circostante. Una collega geologa da me contattata, che si è recata in Svizzera (ebbene sì, in Svizzera costuiscono centrali geotermiche a media/alta entalpia) per visitare alcuni impianti mi ha descritto un ambiente magnifico, con un ronzio all’esterno, nessuna modifica al microclima, e un gran fracasso all’interno (c’è bisogno dei tappi per le orecchie).
Gli esempi disastrosi che sono stati citati (Amiata, metano in Olanda, Azzorre, vulcani di fango, eccetera) per favorire le ragioni del NO, a mio avviso non hanno alcuna attinenza con il progetto di Serrara Fontana perchè si tratta di impianti completamente diversi e per scopi che in alcuni casi esulano dalla produzione di energia elettrica. L’unico impianto a ciclo binario, costruito da ENEL, in Italia si trova a Bagnore, in Toscana. Sarebbe il caso di analizzare questo impianto e il suo impatto ambientale.
Siamo di fronte ad un punto di svolta storico. Abbiamo ripreso a camminare lungo una strada che era stata indicata già all’inizio del secolo scorso e che negli anni ’70 si è scelto deliberatamente di abbandonare per ragioni che di tecnico avevano, in realtà, ben poco. Adesso abbiamo una seconda opportunità. E’ fondamentale che il progetto sia perfetto da ogni punto di vista, che le tecnologie in gioco siano le più moderne e che gli operatori siano preparati ad affrontare ogni eventuale problema durante le perforazioni e durante le attività della centrale. Nel caso di Serrara Fontana queste caratteristiche ci sono tutte, nessuna esclusa. Stiamo parlando di un impianto a impatto pressochè nullo, nonostante qualcuno possa pensare il contrario. La popolazione che verrà direttamente o indirettamente coinvolta nel progetto deve avere la possibilità di conoscere per bene come stanno le cose, per avere semplicemente la possibilità di avere una propria opinione. Non è corretto, ad esempio, fare credere che in mancanza di segnalazioni al Ministero consegnate entro l’8 agosto, si avvieranno le procedure per le perforazioni. Il Ministero istituirà una commissione di valutazione comunque, e sicuramente verranno imposte delle integrazioni al progetto. In questo momento, per altro, il progetto per la centrale gemella di Castel Giorgio (TN) costituito da 5 pozzi di alimentazione e 4 di reiniezione, è in fase di avvio.
Forse il mondo non è poi un posto così brutto se ancora qualcuno è capace di appassionarsi così tanto ad una causa, senza chiedere in cambio alcun tornaconto. Per la cronaca, è quanto sta accadendo a me.
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda Davide Iacono » 29/07/2015, 12:40

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Davide Iacono
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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda Davide Iacono » 29/07/2015, 12:48

Centrale Geotermica di Serrara Fontana: l’esito dell’incontro

Questa mattina si è svolto come da programma l’incontro informativo sul reale sviluppo del percorso verso la probabile realizzazione della centrale geotermica sull’isola d’Ischia, nel comune di Serrara Fontana, scaturita dall’emanazione del Decreto Legislativo n. 28 del 3 marzo 2011 in attuazione della Direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo.

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Il Prof. Giuseppe De Natale e il Dott. Bartolomeo Garofalo hanno spiegato in modo esaustivo e semplice, attraverso slide realizzate per l’occasione la reale situazione dello studio di fattibilità del sistema di trasformazione dell’energia geotermica in energia elettrica.

De Natale ha illustrato in maniera dettagliata il funzionamento del sistema citando casi simili a livello europeo ed esponendo il proprio punto di vista come Direttore dell’Osservatorio Vesuviano e chiarendo uno ad uno i vari dubbi e perplessità manifestati dai numerosi presenti all’incontro.

Garofalo ha invece presentato una relazione sul reale andamento dello studio di fattibilità specificando che l’8 Agosto il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) rilascierà il permesso di ricerca di concerto con il Ministero dell’Ambiente, a seguito dell’esito favorevole della VIA e dell’intesa regionale, tenuto conto delle risultanze istruttorie, ivi compresi il pronunciamento della CIRM e le determinazioni della Conferenza di Servizi. All’atto del rilascio del permesso di ricerca è approvato il relativo programma dei lavori e sono stabilite le condizioni e le modalità alle quali è fatto obbligo al concessionario di ottemperare per la costruzione e l’esercizio degli impianti di coltivazione dei fluidi geotermici in caso di esito della ricerca conforme a quanto indicato nell’istanza di permesso di ricerca.

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Inoltre ha proceduto nella spiegazione dei seguenti punti:

Ha illustrato in dettaglio luogo e tipologia di perforazioni
Distribuzione delle isoterme
Localizzazione dell’impianto e dell’elettrodotto MT tramite simulazioni 3D
Visibilità dell’impianto e impatto ambientale sempre tramite simulazione
Ha fornito informazioni sulla ditta che si occuperà della costruzione dell’impianto (Ormat)
Ha illustrato in dettaglio il funzionamento della centrale geotermica a ciclo binario ORC e la struttura dei pozzi con relativa proiezione orizzontale e 3D
Ha illustrato lo studio sul livello di rumore durante le perforazioni
Ha infine illustrato esempi simili presenti in Italia e USA
Dalla relazione è emerso che l’impatto ambientale è estremamente limitato e che il funzionamento della centrale geotermica risulta essere a ciclo chiuso: ciò che viene prelevato dal sottosuolo viene reimmesso come anche i gas vengono continuamente portati da stato liquido a gassoso e riutilizzati in maniera ripetitiva senza alcuna dispersione nell’ambiente, tutelando così l’equilibrio naturale sotterraneo ed esterno del luogo.

Cliccando qui è possibile scaricare il PDF illustrato dal Dott. Garofalo durante la sessione mattutina, mentre tra pochi giorni sarà disponibile il video con i vari interventi.

Lo staff di Ischia Forum ringrazia inoltre l’ass. Vito Iacono per la concessione dello spazio e l’ottima accoglienza e comunica che organizzerà prossimamente altri eventi simili al fine di informare correttamente la cittadinanza sul reale sviluppo della Centrale Geotermica di Serrara Fontana.

Lo Staff

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Re: Impianto pilota per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a Serrara Fontana

Messaggioda fradik » 29/07/2015, 16:02

Ottimo lavoro di informazione!

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